· Simone Saleri · Sviluppo Mobile  · 4 min di lettura

L'illusione dell'iPhone Duo: perché gli sviluppatori cross-platform non corrono a supportare il primo pieghevole di Apple

Il primo pieghevole di Apple è un pezzo di hardware notevole, ma i conti tecnici per supportarlo sono brutali. Uno sviluppatore cross-platform analizza il ROI, i parallelismi con il Vision Pro e perché un hardware premium rischia di ritrovarsi con software adattato male.

Il primo pieghevole di Apple è un pezzo di hardware notevole, ma i conti tecnici per supportarlo sono brutali. Uno sviluppatore cross-platform analizza il ROI, i parallelismi con il Vision Pro e perché un hardware premium rischia di ritrovarsi con software adattato male.

L’uscita dell’iPhone Duo ha fatto, prevedibilmente, esplodere il mondo della tecnologia. L’attesissimo iPhone pieghevole di Apple è un pezzo di ingegneria hardware straordinario. Eppure, dietro gli annunci del keynote, nelle riunioni di pianificazione tecnica si sta svolgendo una conversazione molto diversa.

Per chi sviluppa, e soprattutto per chi come me lavora ogni giorno per ottimizzare codebase su più piattaforme, l’iPhone Duo sembra meno un’occasione di innovazione e più un incubo di ottimizzazione, con un ritorno sull’investimento più che discutibile.

Ecco perché l’iPhone Duo potrebbe ricevere una doccia fredda dalla comunità degli sviluppatori.

La frammentazione dei form factor

Per anni l’ecosistema iOS è stato un porto sicuro per gli sviluppatori. Avevamo un insieme prevedibile di proporzioni e safe area. Costruire un’app cross-platform significava poter contare su pochi viewport standard. L’iPhone Duo introduce nuovi form factor e rompe di nuovo quel patto.

Un dispositivo pieghevole non è solo uno schermo: è un ambiente dinamico che cambia stato. Gli utenti lo apriranno, lo chiuderanno e lo terranno mezzo piegato nel bel mezzo di una sessione. Per un’architettura cross-platform, gestire con eleganza questi cambi di geometria in tempo reale è incredibilmente complesso. Richiede di ricostruire la logica di gestione dello stato solo per seguire le transizioni del viewport, costringendo i team a scrivere codice specifico per un singolo dispositivo invece di concentrare gli sforzi sulla condivisione del codice tra piattaforme.

Il parallelo con il Vision Pro

Abbiamo già visto questo copione di recente. Il prezzo esorbitante del Vision Pro lo ha confinato a una nicchia ristrettissima. Di conseguenza lo slancio dello sviluppo si è fermato, e persino Apple ha ridimensionato in silenzio le proprie ambizioni per il visore.

L’iPhone Duo sta seguendo esattamente la stessa strada. Il prezzo ultra-premium lo colloca ben oltre la portata del mercato di massa, restringendo subito la base installata.

Aspettative contro realtà

Si crea così un paradosso delle aspettative. Quando un consumatore spende duemila dollari e oltre per un dispositivo premium, si aspetta legittimamente che la sua esperienza digitale quotidiana sia eccezionale. Si aspetta app splendide, che sfruttino al massimo il display pieghevole.

Purtroppo è probabile che sperimenti l’esatto contrario.

Con una base utenti così esigua, product manager e sviluppatori indipendenti non possono giustificare lo sforzo tecnico necessario a costruire layout dedicati e ottimizzati per il Duo. La stragrande maggioranza delle app verrà invece adattata al minimo. Gli utenti si ritroveranno davanti componenti di interfaccia stirati in modo goffo e schermate che sembrano “ingrandite” più che progettate con cura.

La dura verità del ROI

Per monetizzare un’app e massimizzare il ritorno sull’investimento (ROI), ogni ora di sviluppo deve produrre risultati.

Ottimizzare un’applicazione cross-platform complessa per lo 0,1% di utenti più facoltosi che possiede un iPhone Duo produce un ROI misurabile quasi nullo, rispetto a migliorare l’esperienza del 99,9% di utenti con un iPhone normale. Lo sforzo necessario a perfezionare un’interfaccia sia da piegato sia da aperto è sproporzionato rispetto alla fetta di mercato che serve.

In conclusione

Apple ha consegnato un hardware stupendo, ma l’hardware vale quanto il software che ci gira sopra. A onor del vero, Apple non ha lasciato gli sviluppatori a mani vuote: gli ultimi SDK includono API nuove e aggiornate per adattare i layout, il supporto all’iPhone Duo sta arrivando nel Device Hub di Xcode, e partner di lancio come Netflix, Zoom e Slack stanno già rilasciando esperienze ottimizzate.

Strumenti migliori abbassano il costo dell’adattamento, però non cambiano l’aritmetica che c’è dietro. Un’API può aiutare un layout a riorganizzarsi, ma qualcuno deve comunque decidere cosa quel layout debba diventare in ogni stato, poi progettarlo, poi testarlo in entrambi. È questo il lavoro che una base installata di queste dimensioni deve giustificare, e per la maggior parte dei team semplicemente non lo farà.

Finché il mercato dei pieghevoli non raggiungerà un’adozione di massa, l’iPhone Duo resterà probabilmente un hardware bellissimo e costoso, con app che vorrebbero chiaramente girare su uno schermo normale.

Simone Saleri

Simone Saleri — sviluppatore iOS e watchOS. 17 app sull’App Store, quasi tutte app standalone per Apple Watch. Laurea magistrale in Informatica, Università di Milano-Bicocca. Contattami.

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